Se vivi con un altro titolare di porto d'armi (tua moglie, tuo fratello, tuo padre cacciatore) la domanda arriva presto: possiamo tenere tutto nello stesso armadio? La risposta breve è che nessuna norma lo vieta, e che quasi sempre è comunque la scelta sbagliata. In questa guida trovi il perché, con le sentenze che contano e i numeri che si sommano quando i detentori sono due.
Cosa impone davvero il TULPS sulla custodia
Due articoli reggono l'intera materia, entrambi della legge 110 del 1975.
L'articolo 20 chiede che la custodia sia assicurata «con ogni diligenza nell'interesse della sicurezza pubblica». Non dice «compra un armadio blindato»: dice che devi comportarti come una persona di normale prudenza nella tua situazione concreta.
L'articolo 20-bis va oltre e introduce un reato di pericolo: punisce chi non adotta le cautele necessarie a impedire che si impossessino agevolmente delle armi i minori di diciotto anni, le persone anche parzialmente incapaci, i tossicodipendenti e chi è impedito nel maneggio. La pena è l'arresto fino a un anno o l'ammenda fino a 1.032 euro.
Il punto che molti sottovalutano: il reato si configura per il solo pericolo, anche se l'arma non viene mai toccata. Lasciare le chiavi dell'armadio in un cassetto aperto, con un minore in casa, basta.
Il quadro generale, con i limiti di detenzione e i termini della denuncia, sta nella guida alla custodia delle armi in Italia. Qui affrontiamo solo quello che cambia quando i detentori sono più di uno.

Due conviventi possono usare lo stesso armadio?
Sul piano del testo, sì. Nessuna norma vieta a due conviventi entrambi titolari di custodire le armi nello stesso armadio: essendo entrambi soggetti periti e autorizzati, la condivisione non viola direttamente l'articolo 20-bis.
Nella pratica è una delle scelte più rischiose che tu possa fare, e i motivi sono tre.
La soluzione raccomandata dai legali che si occupano di diritto delle armi è una sola: separazione fisica netta. Due armadi distinti, ancorati in modo indipendente: se il problema è farli stare in casa senza trasformare una stanza in un deposito, abbiamo raccolto qualche soluzione negli armadi portafucili per residenze di pregio. Quando lo spazio non lo consente, l'alternativa accettabile è un armadio con due vani a chiusura completamente separata, dove il detentore A non possa in alcun modo accedere al vano del detentore B.
Armadio blindato con tesoretti Bulla modello P6/16
La configurazione che risolve il problema quando i detentori sono due e lo spazio è uno: vani indipendenti, ciascuno con la sua chiusura.
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Vedi la scheda tecnicaQuante armi e quante munizioni, con due detentori in casa
I limiti sono personali, mai familiari. Il tetto di un'abitazione con due titolari è la somma dei rispettivi limiti individuali, non un numero unico per il nucleo.
| Categoria | Limite per persona | Riferimento |
|---|---|---|
| Armi comuni da sparo | 3 | art. 10, L. 110/1975 |
| Armi sportive | 12 | art. 10, L. 110/1975 |
| Fucili da caccia | illimitati | art. 37, L. 157/1992 |
| Armi antiche o artistiche (ante 1890) | 8 | D.M. 14 aprile 1982 |
| Cartucce per arma corta | 200 | art. 97 Reg. esec. TULPS |
| Cartucce per fucile da caccia | 1.500 | art. 97 Reg. esec. TULPS |
| Polvere da sparo per ricarica | 5 kg | art. 97 Reg. esec. TULPS |
Un padre e un figlio, entrambi cacciatori e tiratori, arrivano quindi a 6 armi comuni, 24 sportive, 16 antiche, 400 cartucce per arma corta e 3.000 per fucile. Numeri importanti, che funzionano a una sola condizione: devono restare separati e attribuibili.
Immagina un controllo. Gli agenti devono poter verificare all'istante che il padre abbia i suoi 200 colpi e il figlio i propri. Se trovano 400 cartucce ammucchiate in un unico scomparto indivisibile, il superamento verrà imputato a chi ha la disponibilità materiale di quel vano.
Due regole che sfuggono quasi a tutti, e che in una casa con due detentori pesano il doppio.
La polvere e le cartucce non si sommano liberamente. Se detieni entrambe al massimo, dai 5 chili di polvere va sottratta quella corrispondente alle cartucce che hai già in casa. La tabella di equivalenza usata dagli armieri dice che 1 kg di polvere da lancio vale 300 cartucce per arma lunga a polvere nera, 560 per arma lunga a polvere senza fumo, 4.000 per arma corta.
Non tutte le cartucce vanno denunciate. L'articolo 58 del Regolamento esenta dalla denuncia le cartucce per fucile a canna liscia caricate a pallini fino a 1.000 unità. Sopra quella soglia, e per tutto il resto, valgono le settantadue ore dell'articolo 38.
Cosa rischia chi sbaglia la custodia
Le conseguenze corrono su due binari, e quello amministrativo è più veloce del penale.
Sul piano penale, l'omessa custodia dell'articolo 20-bis prevede l'arresto fino a un anno o l'ammenda fino a 1.032 euro.
Sul piano amministrativo, le ricadute sono spesso più dolorose per chi vive di caccia o di tiro. In presenza di elementi che facciano dubitare dell'affidabilità, il prefetto può disporre il divieto di detenere armi, munizioni ed esplosivi ai sensi dell'articolo 39 del TULPS, e il questore la revoca o il mancato rinnovo delle licenze. Non è un automatismo, ma non aspetta l'esito del processo penale: viaggia su un binario suo.
C'è poi il fronte che riguarda proprio chi convive. Se durante l'istruttoria emerge che un familiare ha precedenti gravi, frequentazioni a rischio o condizioni di vulnerabilità documentate, la valutazione può estendersi al detentore incensurato, perché il punto non è la sua condotta ma la possibilità concreta che l'altra persona acceda alle armi.
Qui una chiusura nota al solo detentore smette di essere un dettaglio tecnico. Poter dimostrare che, pur sotto lo stesso tetto, esiste una barriera fisica fra te e gli altri conviventi è l'argomento più concreto che tu possa portare.

La sentenza da conoscere, e cosa dice davvero
Se dovessi indicarne una sola, sarebbe Cassazione penale, sezione prima, n. 11334 del 24 marzo 2021.
Il caso: un uomo teneva pistole e fucili sparsi per casa, sulle mensole, nel cassetto della cucina, accanto al letto, senza alcun sistema di chiusura. La difesa sembrava solida su due fronti. L'abitazione era protetta contro le intrusioni: porte chiuse, sbarra all'ingresso, cancello, inferriate alle finestre. E in casa non abitava nessun altro: i figli maggiorenni, a loro volta titolari di porto d'armi, la frequentavano soltanto.
La Corte ha respinto tutto, confermando 200 euro di ammenda e la confisca dell'intero arsenale. Il principio è netto: l'obbligo di diligenza impone di prevenire l'appropriazione non solo dai ladri, ma da chiunque abbia legittimo accesso ai locali. Parenti, amici, personale domestico, e i figli stessi. Il fatto che fossero esperti e regolarmente armati non autorizzava il padre a lasciare accessibili armi che figuravano solo nella sua denuncia.
Nota bene la formulazione, perché è più forte di come viene di solito raccontata: la sentenza non parla di conviventi, parla di accesso ai locali. Se vale per figli che passano di tanto in tanto, per chi vive sotto lo stesso tetto vale a maggior ragione.
C'è una seconda lezione, più antica, che riguarda le chiavi. In Cass. pen. n. 4782/1998 la Corte ha confermato la condanna di chi teneva la chiave dell'armadio sopra l'armadio stesso, definendolo un nascondiglio «abitualmente visitato dai ladri». Nascondere la chiave in un posto intuitivo equivale, per la legge, a non aver chiuso. È il motivo per cui in una casa con più persone una chiusura senza chiave fisica cambia le carte in tavola.
Il quadro completo della giurisprudenza, comprese le pronunce che hanno assolto, sta nella guida alla custodia delle armi in Italia: il criterio della Cassazione è contestuale, e questo è esattamente il motivo per cui conviene togliere la valutazione dal terreno dell'opinione.
Come deve essere un armadio a norma
Per il privato non esiste un obbligo di legge che imponga un armadio blindato. Esiste però la convergenza della giurisprudenza, che ha reso la struttura certificata il perno della diligenza dimostrabile. Tre elementi distinguono una custodia che regge da una che espone.
Le certificazioni. La UNI EN 14450 definisce gli armadi di sicurezza su due classi, S1 e S2, con l'S2 indicato quando le armi sono parecchie o di valore. Per le collezioni importanti il riferimento sale alla UNI EN 1143-1, che classifica le casseforti professionali in undici gradi, dal grado 0 al grado X. Come si legge la targhetta e come si verifica che una certificazione sia vera lo abbiamo spiegato nella guida alla scelta fra cassaforte e armadio blindato.
L'ancoraggio. Le strutture sotto i 1.000 chili vanno ancorate secondo le istruzioni del costruttore: un armadio portafucili domestico ci sta ampiamente sotto, quindi va fissato sempre. Non ancorarlo significa lasciare che l'armadio venga portato via intero e aperto altrove con calma.
La chiusura, che è l'anello dove si gioca davvero l'isolamento dai conviventi.
Chiave a doppia mappa
Affidabilità meccanica, nessuna dipendenza dall'alimentazione, costo contenuto.
Il limite in una casa condivisa
- La chiave va custodita: se la trovano, il presidio salta
- Si può duplicare
- È il caso esatto della sentenza del 1998
LA PIÙ ADATTA
Combinazione elettronica o biometrica
Nessuna chiave fisica in casa. Il codice non si cede, l'impronta non si presta.
Perché funziona qui
- Nessun convivente può aprire, dal figlio minore a chi aiuta in casa
- Accesso rapido per chi ne ha diritto
- Con la biometrica non c’è nemmeno un codice da spiare

Il comodato d’uso: l’unico modo legale per condividere un’arma
Esiste un solo strumento che permette a due conviventi di usare legalmente la stessa arma: il comodato d'uso, disciplinato dall'articolo 22 della legge 110/1975.
Attenzione a come è scritta la norma, perché parte da un divieto: locazione e comodato delle armi sono vietati, salvo che si tratti di armi per uso scenico, di armi destinate a uso sportivo o di caccia, o che il comodatario abbia un'autorizzazione alla fabbricazione per studio, esperimento o collaudo. Le armi comuni, come gran parte delle pistole da difesa, restano quindi escluse.
Se un padre e un figlio, entrambi con licenza valida, vogliono alternarsi sulla stessa doppietta, il discrimine è la durata.
| Durata | Che cosa serve | Riferimento |
|---|---|---|
| Sotto le 72 ore | Nessuna comunicazione. È però fortemente consigliata una scrittura privata in duplice copia, con data e ora di inizio e fine, dati dei porti d'arma e matricola, da esibire in caso di controllo | prassi consolidata degli uffici di P.S. |
| Oltre le 72 ore | Denuncia di detenzione del comodatario, con allegato l'atto. Al termine, nuova denuncia di riconsegna | art. 38 TULPS |
Il comodato risolve l'uso occasionale, non la conservazione quotidiana. Tenere le armi in casa giorno dopo giorno con atti di comodato incrociati sarebbe ingestibile, e basta sbagliare una scadenza per trovarsi nella posizione che si voleva evitare.
Il vademecum per una posizione inattaccabile
Sono poche scelte, fatte bene e una volta sola.
Cinque mosse per un nucleo con più detentori
Non condividere mai un vano non compartimentato
Armi di persone diverse nello stesso scomparto sono il rischio numero uno. L'unica eccezione, ingestibile nella pratica, sarebbe una catena ininterrotta di comodati.
Adotta due domini di custodia separati
Due armadi distinti certificati UNI EN 14450, almeno S1 e meglio S2, ciascuno ancorato alla parete portante. Oppure un solo armadio con vani a chiusura indipendente.
Isola le munizioni, e conta la polvere
Scomparti interni con serratura autonoma, rispettando i tetti di ciascuno. E ricorda che polvere e cartucce si sottraggono a vicenda: cinque chili sono un tetto complessivo, non un'aggiunta.
Tieni una copia della denuncia dentro l’anta
Durante un'ispezione, esibirla subito comunica ordine. Costa dieci minuti e cambia il tono del controllo.
Scegli una chiusura senza chiave fisica
Elettronica o biometrica. Elimina alla radice il rischio della chiave nascosta, che è l'errore più sanzionato.
La conformità non si ottiene con la fortuna. Si ottiene sapendo che cosa chiede la norma e mettendo fra te e gli altri una barriera che non dipenda da dove hai messo una chiave. In una casa con due detentori quella barriera non protegge solo le armi: protegge la posizione di entrambi.
Se in casa ci sono anche figli minorenni, il quadro si stringe ulteriormente e dal 2026 ha una sanzione in più: ne abbiamo scritto nella guida sulla custodia delle armi con figli minorenni.
Armadi per armi
Armadi portafucili e casseforti per armi corte, con classe di certificazione, capienza e configurazioni a vani separati per i nuclei con più detentori.
Vedi gli armadi per armiQuesto articolo ha finalità informative e non sostituisce la consulenza legale. Per decisioni critiche in materia di diritto delle armi rivolgiti a un avvocato specializzato e alle competenti autorità di pubblica sicurezza.

Faq – Domande frequenti
Io e mio fratello siamo entrambi titolari: possiamo usare lo stesso armadio?
Nessuna norma lo vieta, ma è la configurazione che ti espone di più. Il problema è che la denuncia è individuale: se condividete la chiusura, ciascuno acquisisce la disponibilità materiale anche delle armi che non figurano nella propria denuncia, e un controllo può contestarlo. La soluzione è la separazione fisica: due armadi, oppure un armadio con vani a chiusura indipendente.
I limiti di detenzione si sommano fra conviventi?
Sì, perché sono personali e non familiari. Due titolari in casa arrivano a 6 armi comuni, 24 sportive, 400 cartucce per arma corta e 3.000 per fucile da caccia. La condizione è che le quantità restino separate e attribuibili a ciascuno: se sono ammucchiate in un vano unico, il superamento viene imputato a chi ha la disponibilità di quel vano.
Posso prestare il mio fucile a mio figlio che vive con me?
Solo con il comodato d'uso previsto dall'articolo 22 della legge 110/1975, e solo per armi destinate a uso sportivo o di caccia: le armi comuni ne restano escluse. Sotto le 72 ore non serve comunicare nulla, ma è fortemente consigliata una scrittura privata da esibire in caso di controllo. Oltre le 72 ore serve la denuncia di detenzione del comodatario.
Che cosa ha stabilito la sentenza 11334 del 2021?
Che l'obbligo di custodia diligente vale nei confronti di chiunque abbia legittimo accesso ai locali, non solo dei ladri. Nel caso deciso, un uomo teneva le armi sparse per casa in un'abitazione ben protetta dall'esterno, e gli unici a frequentarla erano i figli maggiorenni regolarmente armati: la Cassazione ha confermato comunque la condanna, con 200 euro di ammenda e la confisca.
Quanta polvere da sparo posso tenere se ricarico in casa?
Cinque chili, ai sensi dell'articolo 97 del Regolamento di esecuzione del TULPS. Attenzione però: è un tetto complessivo, non un'aggiunta. Se detieni anche cartucce già confezionate, dai cinque chili va sottratta la polvere che corrisponde a quelle cartucce, secondo la tabella di equivalenza usata dagli armieri.
Devo denunciare tutte le cartucce che compro?
No. L'articolo 58 del Regolamento esenta dalla denuncia le cartucce per fucile a canna liscia caricate a pallini fino a 1.000 unità. Per tutto il resto vale l'articolo 38 del TULPS, con il termine di 72 ore dal momento in cui ne acquisisci la disponibilità.
















