La legge italiana non ti dice dove mettere il fucile. Ti dice che devi custodirlo «con ogni diligenza», e lascia a un giudice il compito di stabilire, a fatto avvenuto, se quello che hai fatto bastava. È una formula elastica, e questa guida serve a capire dove passano i suoi confini: che cosa impongono l'articolo 20 e l'articolo 20-bis, che cosa rischi davvero se sbagli, entro quando va fatta la denuncia e come si sceglie un contenitore che regga a un controllo.
L’obbligo di diligenza: cosa dice l’articolo 20
Il pilastro è l'articolo 20 della legge 18 aprile 1975, n. 110:
«La custodia delle armi e degli esplosivi deve essere assicurata con ogni diligenza nell'interesse della sicurezza pubblica.»
La norma non nomina armadi, casseforti o serrature. Affida tutto a una parola, «diligenza», e questo produce due conseguenze opposte. Da un lato lascia respiro: non ti impone di comprare un prodotto specifico. Dall'altro sposta la valutazione dopo il fatto, quando è troppo tardi per cambiare qualcosa.
L'obbligo copre le armi da fuoco, le armi ad aria compressa sopra i 7,5 joule, le munizioni e i caricatori quando contengono proiettili, e gli esplosivi. Non si estende di per sé alle armi bianche, ma la presenza di minori o persone incapaci allarga il perimetro di ciò che è ragionevole fare.
Chi non osserva l'articolo 20 rischia l'arresto da uno a tre mesi o l'ammenda fino a 516 euro. Sono cifre contenute, ma il problema non è la multa: è quello che viene dopo, e lo vediamo fra poco.
Quante armi e quante munizioni puoi detenere
I limiti quantitativi li ha fissati il decreto legislativo 10 agosto 2018, n. 104, in vigore dal 14 settembre 2018, che recepisce la direttiva europea 2017/853.
| Categoria | Limite |
|---|---|
| Armi comuni da sparo | 3 |
| Armi sportive | 12 (erano 6) |
| Fucili da caccia | nessun limite |
| Armi antiche, artistiche o rare | 8, oltre serve la licenza di collezione |
| Cartucce per fucile da caccia | 1.500 |
| Cartucce per arma corta | 200 |
Oltre le soglie sulle munizioni serve la licenza prefettizia. La norma di riferimento non è il TULPS ma il suo regolamento di esecuzione, il regio decreto 635/1940, all'articolo 97: è una precisazione che conta se devi citarla in un'istanza.
Lo stesso decreto del 2018 ha fissato la capacità dei caricatori per le armi comuni non sportive: massimo 10 colpi per le armi lunghe e 20 per le corte. Sopra quelle soglie non si tratta solo di un adempimento in più: cambia la classificazione dell'arma.
La denuncia di detenzione: hai 72 ore
Prima ancora della custodia viene un adempimento che molti sbrigano male, ed è quello da cui dipende la legalità di tutto il resto.
L'articolo 38 del TULPS impone di denunciare armi, parti di esse e munizioni entro settantadue ore dal momento in cui ne acquisisci la materiale disponibilità. Non «appena possibile» e non «immediatamente»: settantadue ore, ed è un termine su cui si è formata giurisprudenza amministrativa.
La denuncia si presenta all'ufficio locale di pubblica sicurezza o, in mancanza, al comando dei Carabinieri, anche per via telematica con posta elettronica certificata. Deve indicare i tuoi dati, tipologia, marca, calibro e matricola dell'arma, quantità e tipo di munizioni, e il luogo esatto di custodia anche se diverso dalla residenza. L'obbligo si ripete quando cambi quel luogo: un trasloco o lo spostamento in una seconda casa vanno comunicati.
Chi non denuncia incorre nell'articolo 697 del codice penale: arresto da tre a dodici mesi o ammenda fino a 371 euro. Il minimo di tre mesi è il dato che di solito manca nei riassunti che si trovano in rete.
C'è un legame diretto fra denuncia e custodia che vale la pena rendere esplicito: se dichiari di custodire l'arma in un luogo e la si trova altrove, la violazione c'è comunque, anche se il contenitore era ottimo.
L’articolo 20-bis: impedire l’accesso a chi non deve arrivarci
L'articolo 20-bis, inserito nel 1991, aggiunge un obbligo specifico: impedire che si impossessino agevolmente delle armi i minori di diciotto anni, le persone anche parzialmente incapaci, i tossicodipendenti e le persone impedite nel maneggio.
La pena è l'arresto fino a un anno o l'ammenda fino a 1.032 euro.
Due precisazioni che quasi nessuno fa. La prima: il reato è di mera condotta e di pericolo. Si perfeziona con la sola condotta negligente, a prescindere dal fatto che qualcuno abbia davvero preso l'arma o che sia successo qualcosa. La seconda, che va nella direzione opposta: la legge richiede che l'impossessamento sarebbe stato agevole. Quando avrebbe richiesto uno sforzo significativo, il reato è escluso.
Il comma 3 dello stesso articolo prevede un'ammenda ridotta, da 154 a 516 euro, ma attenzione a non applicarlo al caso sbagliato: attenua il fatto del primo comma, cioè la consegna dell'arma a un minore o a un incapace, quando avviene in un poligono o in luoghi dove si può cacciare. Non attenua l'omessa custodia.
Se in casa tua vivono altri detentori o conviventi, il quadro si complica: ne abbiamo scritto nella guida alla custodia delle armi in convivenza.
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Che cosa dice davvero la Cassazione
Qui bisogna essere onesti, perché è il punto su cui si legge più approssimazione, spesso da parte di chi vende armadi.
La Corte applica il criterio dell'id quod plerumque accidit: che cosa avrebbe fatto una persona prudente in quelle condizioni. Il criterio è contestuale, e la casistica lo dimostra in entrambe le direzioni.
E poi ci sono le assoluzioni, che nessuno cita mai:
- Cass. pen. n. 6827/2013: pistola avvolta in un panno sopra un armadio, raggiungibile salendo su una sedia. Condanna annullata: la posizione elevata, in un luogo chiuso, adempie al dovere di diligenza senza che siano richiesti «sistemi eccezionali».
- Cass. pen. n. 20192/2018: rivoltella in un cesto a 2,09 metri in una cabina armadio, con una minore in casa. Annullata: a quell'altezza l'accesso non era agevole.
Quindi no: non è vero che ogni soluzione diversa da un armadio certificato venga sistematicamente bocciata. Una raccolta di analisi sul tema si intitola, non a caso, Incertezze e oscillazioni nei giudizi sui reati di omessa custodia.

Perché l’incertezza è il vero problema, e come si toglie di mezzo
Se le sentenze vanno in due direzioni, la domanda giusta non è «che cosa mi condanna», ma da che cosa dipende l'esito.
Dipende da come qualcuno valuterà, dopo, la tua casa: l'altezza esatta di quel ripiano, chi ci vive, se la stanza era chiusa, quante volte quel ragazzino c'è stato. Variabili che non controlli e che non conosci in anticipo.
Ed è qui che un armadio certificato cambia la partita, per un motivo diverso da quello che di solito ti raccontano. Non ti garantisce l'impunità: nessuna norma prevede un esonero legato al contenitore, e chi te lo promette ti sta vendendo un'immunità che non esiste. Quello che fa è togliere la discussione dal terreno dell'opinione. Con un armadio certificato, ancorato, e le chiavi addosso, non si discute più di quanto fosse alto il ripiano: c'è un certificato di un ente terzo, e la valutazione passa da soggettiva a documentale.
È la differenza fra dover spiegare che cosa avevi fatto e potere mostrare un documento. Su un criterio che oscilla, è la sola cosa che non oscilla.
Vale anche in caso di furto: la Cassazione non pretende dal privato cittadino sistemi antifurto attivi, ma valuta con severità le armi lasciate visibili e non protette.
Le certificazioni che contano: UNI EN 14450 e UNI EN 1143-1
Un armadio pesante non è un armadio sicuro. L'unico elemento che produce una prova sono le norme europee, verificate con test ripetibili da enti accreditati come ECB-S, ICIM, VdS e CNPP.
UNI EN 14450 riguarda i contenitori di sicurezza a rischio moderato, con due classi crescenti: S1, resistenza di base, e S2, resistenza superiore, indicata quando le armi sono più d'una o di valore. Le due classi corrispondono a prove di attacco diverse, non a uno spessore dichiarato. Una nota sulle date: la versione 2018 è ritirata dal 25 gennaio 2024 e sostituita dalla `UNI EN 14450:2018+A1:2024`.
UNI EN 1143-1 è la norma professionale, quella delle casseforti vere: classifica in undici gradi, dal grado 0 al grado X, misurati in unità di resistenza; dal grado XI al XIII si classificano solo porte e locali corazzati. Per le armi corte, per le collezioni e per chi custodisce valori insieme alle armi è il riferimento giusto. I contenitori di questa classe stanno fra le casseforti per pistole a catalogo.
Come si legge la targhetta di certificazione e come si verifica che sia vera l'abbiamo spiegato passo per passo nella guida alla scelta fra cassaforte e armadio blindato.
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Il modello che uso come riferimento in questa guida: armadio portafucilincertificato, con tesoretto interno a cifratura separata per le munizioni.
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Come si sceglie un armadio, in concreto
Oltre alla certificazione contano tre cose, e nell'ordine in cui le trovi qui.
La costruzione. Pareti doppie o con intelaiatura interna, saldature interne, cerniere protette o incassate. Vale anche per il fondo e per lo schienale: un armadio con la parete posteriore sottile si apre da dietro, e il fatto che la porta sia robusta non serve a niente.
La chiusura. La chiave a doppia mappa è semplice e non ha manutenzione, ma sposta il problema sulla custodia della chiave. La combinazione elettronica toglie la chiave di mezzo e permette codici diversi per persone diverse. La biometrica è la più rapida e la più esigente in manutenzione. Nessuna delle tre è più «legale» delle altre: la differenza la fa quanto spesso apri e chi deve poterlo fare.
L'ancoraggio, che è la parte più trascurata e la più decisiva. Un armadio non fissato può essere portato via intero e aperto altrove con calma, ed è il modo prevalente in cui questi contenitori vengono violati. Va ancorato a parete portante o a pavimento, con ancoranti adeguati al materiale che li riceve.
Da verificare prima di comprare
Chi entra in casa tua
Non conta solo chi ci vive. Anche una presenza saltuaria alza lo standard di diligenza che ti verrà richiesto, e la valutazione si fa sulla casa reale.
Quante armi custodisci, e quali
Fucili da caccia, armi sportive e armi corte hanno esigenze diverse di spazio e di classe. Le armi corte sono il bersaglio più ambito e chiedono di più.
Dove lo metti
Parete portante o pavimento in calcestruzzo. Il punto di posa si decide prima del modello, non dopo.
Come separi le munizioni
Un tesoretto interno con serratura a cifratura diversa dalla principale. Non è imposto dalla legge nella custodia domestica, ma è la misura che pesa di più quando qualcuno valuta la tua diligenza in presenza di minori.
Dove tieni chiavi e codici
Sulla persona. La sentenza del 1998 riguarda esattamente questo: la chiave sopra l'armadio annulla l'armadio.
Munizioni, caricatori e trasporto
La legge non impone di separare armi e munizioni nella custodia domestica. È però la misura che la giurisprudenza legge come segnale di diligenza attiva, e diventa quasi obbligata quando in casa ci sono minori o conviventi non autorizzati.
Sul trasporto, che è cosa diversa dal porto, le regole sono precise anche per chi ha la licenza: armi scariche, in custodie rigide o borse chiuse, munizioni in contenitori separati e non accessibili, caricatore rimosso e conservato a parte. Non immediatamente disponibili: è questo che distingue il trasporto dal porto, e la differenza si gioca in pochi centimetri quando qualcuno controlla.
C'è anche un limite di quantità che quasi nessuno conosce, e non sta in una legge ma in una circolare del Ministero dell'Interno del 14 febbraio 1998: per ogni licenza si possono trasportare al massimo sei armi per volta. Se devi spostarne di più, o dai avviso di trasporto alla Questura, o fai due viaggi.

Collezionisti e professionisti: qui la legge dice qualcosa in più
Sul collezionismo circola molta confusione, e vale la pena disfarla pezzo per pezzo, perché è l'unico punto in cui la legge esce dal generico.
L'articolo 20 non finisce con la frase sulla diligenza. Il comma 1 prosegue:
«Chi esercita professionalmente attività in materia di armi o di esplosivi o è autorizzato alla raccolta o alla collezione di armi deve adottare e mantenere efficienti difese antifurto secondo le modalità prescritte dall'autorità di pubblica sicurezza.»
Leggila due volte, perché dice due cose che di solito vengono raccontate male.
La prima: per queste categorie l'obbligo esiste davvero ed è più stringente, ma riguarda le «difese antifurto», non un prodotto. Nessuna norma impone un armadio certificato, né una classe minima, né un impianto di allarme. Chi ti dice che la legge obbliga il collezionista a comprare un EN 1143-1 sta vendendo, non citando.
La seconda: le modalità le prescrive l'autorità di pubblica sicurezza, in concreto il questore, caso per caso e con ampia discrezionalità. Prima di rilasciare la licenza di collezione può chiedere misure ulteriori, e le prescrizioni tipiche riguardano il locale più del contenitore: allarme dedicato, separato da quello del resto dell'abitazione, e videosorveglianza. Sopra le cinque armi comuni, in sede di controllo, l'armadio blindato è quello che si aspetta di trovare.
Tradotto in pratica: chiedi prima che cosa ti verrà prescritto, poi compra. È l'unico caso in cui il contenitore giusto non lo decidi tu e non lo decide un catalogo.
Due cose ancora, sulle armi antiche e da collezione.
Sopra gli otto esemplari serve la licenza di collezione. Fino a otto armi antiche, artistiche o rare basta la denuncia ordinaria. Si considerano antiche quelle ad avancarica e quelle fabbricate prima del 1890, e la qualifica va documentata al momento della denuncia: se il questore lo chiede, la accerta la soprintendenza ai beni artistici e storici.
Il collezionista non può detenere il munizionamento delle armi in collezione. È il punto che sorprende di più, e ha una logica: la licenza autorizza a possedere le armi come oggetti, non a usarle. Chi vuole sparare con un pezzo della collezione acquista di volta in volta le cartucce che consumerà, con l'obbligo di esaurirle entro ventiquattr'ore.
Ha una conseguenza pratica sulla custodia che nessuno dice: in una collezione il problema della separazione fra armi e munizioni non si pone, perché le munizioni non ci devono essere. Quello che serve è capienza, ordine e un locale che regga le prescrizioni del questore. Se stai attrezzando una stanza dedicata e ti interessa che non sembri un deposito, ne abbiamo parlato negli armadi portafucili per residenze di pregio.
Custodire un’arma è custodire una responsabilità
Il quadro, messo in fila, è più semplice di come appare: denuncia entro settantadue ore, custodia diligente sempre, custodia rafforzata quando in casa può arrivarci qualcuno che non deve.
Quello che nessuna norma ti dice è quanto basta, e quella è esattamente la parte che si decide dopo, quando non puoi più intervenire. Un contenitore certificato e ancorato non ti rende immune: ti mette nella posizione di rispondere con un documento invece che con una ricostruzione. Su una materia in cui la stessa condotta è stata giudicata in due modi opposti, è la differenza che conta.
Se in casa ci sono figli minorenni il quadro si stringe ancora, e dal 2026 ha una sanzione in più: l'abbiamo analizzato nella guida sulla custodia delle armi con figli minorenni.
Faq – Domande frequenti
La legge mi obbliga a comprare un armadio blindato?
No. L'articolo 20 della legge 110/1975 impone di custodire le armi «con ogni diligenza» senza prescrivere un contenitore, e l'articolo 20-bis impone di impedire che minori, incapaci, tossicodipendenti o persone inesperte se ne impossessino agevolmente. L'obbligo è di risultato, non di mezzo: l'armadio certificato non è imposto, è il modo più semplice di dimostrare di averlo rispettato.
Entro quanto devo denunciare un’arma che ho acquistato o ereditato?
Entro settantadue ore dal momento in cui ne acquisisci la materiale disponibilità, ai sensi dell'articolo 38 del TULPS. La denuncia si presenta all'ufficio locale di pubblica sicurezza o al comando dei Carabinieri, anche via posta elettronica certificata, e va ripetuta se cambi il luogo di custodia.
Quante armi e quante munizioni posso tenere in casa?
Il decreto legislativo 104/2018 fissa 3 armi comuni da sparo e 12 armi sportive, mentre i fucili da caccia non hanno limite. Per le munizioni valgono 1.500 cartucce per fucile da caccia e 200 per arma corta: oltre quelle soglie serve la licenza prefettizia.
Che cosa rischio se custodisco male le armi?
Per l'articolo 20 l'arresto da uno a tre mesi o l'ammenda fino a 516 euro; per l'articolo 20-bis l'arresto fino a un anno o l'ammenda fino a 1.032 euro. La conseguenza più pesante però non è la pena: è la revoca o il mancato rinnovo della licenza per inaffidabilità, che l'autorità di pubblica sicurezza può disporre anche senza una condanna definitiva.
Basta mettere il fucile in alto, dove non ci si arriva?
Dipende dal contesto, ed è proprio questo il problema. La Cassazione ha annullato condanne per una pistola sopra un armadio raggiungibile con una sedia (n. 6827/2013) e per una rivoltella a 2,09 metri (n. 20192/2018), ma ha confermato la condanna per una pistola in un cassetto senza chiave (n. 28826/2019). L'esito dipende dalla valutazione del caso concreto, e non lo conosci prima.
Devo tenere le munizioni separate dalle armi?
Nella custodia domestica la legge non lo impone. È però la misura che viene letta come segnale di diligenza attiva, e diventa quasi obbligata in presenza di minori o conviventi non autorizzati: il modo più semplice è il tesoretto interno dell'armadio, con una serratura a cifratura diversa dalla principale. Nel trasporto invece la separazione è una regola precisa.
Sono un collezionista: devo comprare un armadio certificato?
Nessuna norma lo impone. L'articolo 20 della legge 110/1975 richiede a chi è autorizzato alla raccolta o alla collezione di adottare «difese antifurto secondo le modalità prescritte dall'autorità di pubblica sicurezza»: è il questore a stabilirle, caso per caso, e le prescrizioni tipiche riguardano il locale (allarme dedicato, videosorveglianza) più del contenitore. Chiedi prima che cosa ti verrà richiesto, poi compra. Ricorda anche che la licenza di collezione non consente di detenere il munizionamento delle armi in collezione: chi vuole sparare acquista le cartucce di volta in volta, con l'obbligo di consumarle entro ventiquattr'ore.
















