Un armadio per documenti mantiene l'interno sotto i 170 gradi. Un nastro LTO si rovina in modo permanente sopra i 52. Sono due numeri che si leggono in tre secondi e che decidono se, dopo un incendio, i tuoi backup si potranno ancora leggere. Questa guida serve a scegliere l'armadio giusto e a installarlo dove serve, non a spiegarti perché ti serve: quello lo abbiamo già fatto altrove.
Il numero che separa la carta dai dati
La differenza non è di qualità, è di fisica.
I test per la carta, le classi P, verificano che l'interno resti sotto i 170 gradi durante l'incendio: la carta ingiallisce, si accartoccia, ma resta leggibile. I supporti digitali cedono molto prima, e la stessa curva di temperatura che lascia intatto un contratto cartaceo cancella un archivio.
| Contenuto | Temperatura interna massima | Umidità relativa | Che cosa si evita |
|---|---|---|---|
| Documenti cartacei | ≤ 170 °C circa | non vincolata nelle prove leggere | combustione e degrado visibile |
| Supporti digitali | ≤ 52 °C | ≤ 85% | smagnetizzazione, corrosione, danno all'elettronica |
Le soglie dei singoli supporti spiegano perché il limite è così basso, e messe in fila dicono una cosa che sorprende: 52 gradi non è un margine prudenziale, è già il limite del supporto più resistente.
- Nastri LTO: i produttori indicano che oltre i 52 °C il danno al nastro può essere permanente; la conservazione corretta sta fra 15 e 25 °C.
- Dischi rigidi: il massimo operativo dichiarato si aggira sui 55 °C, ma oltre i 50 °C protratti il rischio di guasto e di perdita dati cresce in modo marcato.
- Supporti ottici: non vanno mai esposti oltre i 32 °C, e l'archiviazione corretta sta fra 5 e 20 °C.
Se il tema è più ampio della scelta del prodotto, la panoramica su furto e incendio insieme sta nella guida alla protezione di documenti e dati.

Che cosa deve superare un armadio per essere DIS
La sigla DIS sulla targa non è una dichiarazione del costruttore: è il risultato di una sequenza di prove distruttive fatte in laboratorio, e vale la pena conoscerle perché spiegano dove gli armadi non certificati cedono.
Le prove della norma EN 1047-1, in ordine
Forno a 1.090 gradi
Per 60 o 120 minuti secondo la classe. È la fase che tutti raccontano, ed è la meno selettiva delle cinque.
Shock termico
Raffreddamento rapido per verificare che la struttura non si apra: le dilatazioni improvvise sono ciò che fa saltare le giunzioni.
Caduta da 9,15 metri
L'armadio, ancora caldo, viene lasciato cadere su un letto di ghiaia e cemento. Simula il crollo del solaio, che in un incendio reale è la norma, non l'eccezione.
Ritorno nel forno per giorni La prova che ne boccia di più
Qui si decide l'esito. L'armadio rientra e ci resta mentre le pareti restituiscono lentamente il calore accumulato: passa solo se l'interno non supera mai la soglia. Il danno ai supporti arriva quasi sempre in questa fase, non durante l'incendio.
Controllo dell’umidità
Per le classi D e DIS l'umidità interna non deve mai superare l'85%. È il vincolo che manca del tutto agli armadi per la sola carta.
Il danno arriva dopo l’incendio
Il quarto passaggio della prova è il motivo per cui un armadio può resistere alle fiamme e perdere comunque i dati, ed è la parte che quasi nessun catalogo racconta.
Quando i vigili del fuoco hanno spento e la temperatura esterna cala, le pareti dell'armadio hanno accumulato calore e cominciano a restituirlo verso l'interno. È lì che la temperatura del vano raggiunge il massimo: dopo, non durante.
Insieme al calore arriva l'acqua. L'aria calda all'interno condensa, l'umidità sale, e la condensa corrode superfici metalliche, piste di rame e strati magnetici. A questo si aggiunge l'acqua usata per spegnere, che diventa vapore a contatto con le superfici bollenti. Un contenitore non sigillato contro il vapore fallisce qui, dopo aver superato la parte più spettacolare della prova.
È la ragione per cui la norma non misura solo i gradi ma anche l'umidità, e per cui un armadio riempito di cemento o gesso, che l'acqua la trattiene per costruzione, è una scelta sbagliata per i supporti.

Come si legge la targa, in trenta secondi
Sul battente di ogni armadio certificato c'è una targa. Se non c'è, non c'è neanche la certificazione, qualunque cosa dica il catalogo.
Che cosa deve esserci scritto:
- la sigla completa, per esempio S 60 DIS o S 120 DIS: la lettera indica il contenuto protetto, il numero i minuti di prova;
- il marchio dell'ente che ha certificato, tipicamente ECB·S o VdS;
- il numero del certificato e l'anno.
La differenza fra S 60 DIS e S 120 DIS è la durata della prova, non la soglia: in entrambi i casi l'interno deve restare sotto i 52 gradi. Si sceglie in base al tempo di intervento realistico dei vigili del fuoco nella tua zona e alla quantità di materiale combustibile che circonda l'armadio.

Accanto alla norma europea esiste quella statunitense, la UL 72 Class 125, che fissa il limite a 125 gradi Fahrenheit, cioè 51,7 °C, con umidità relativa entro l'80%. Non è uno standard più debole: è lo stesso limite scritto in un'altra scala. Se stai confrontando due modelli certificati con norme diverse, il confronto regge.
E attenzione alla sigla P: un S 120 P è un ottimo armadio, ma per la carta. Fra le due famiglie non c'è una scala di qualità, ci sono due obiettivi diversi. Se il tema è quale certificazione scegliere fra quelle in circolazione, lo abbiamo trattato nel confronto fra LFS 30 P e NT Fire 017.
Classe P, per i documenti
Prove che verificano il mantenimento sotto i 170 gradi interni, senza vincoli stringenti su umidità e caduta.
Adatta a
- Contratti, atti, fascicoli, registri cartacei
- Archivi che devono restare leggibili, non integri al grado
Classe DIS, per i supporti
Stessa esposizione al fuoco, ma soglia interna a 52 gradi, umidità sotto l'85%, shock termico e caduta da 9,15 metri.
Adatta a
- Nastri LTO, dischi, unità a stato solido, supporti ottici
- Chiunque conservi la copia fisica di un backup
Quanta capacità serve davvero
È la domanda che manda fuori strada più acquisti, perché si risponde guardando lo spazio disponibile invece del contenuto.
Il metodo è banale e nessuno lo applica: metti su un tavolo quello che devi custodire oggi, misuralo, e poi somma la crescita di due anni. Una cartuccia LTO occupa poco, ma le custodie no; un disco esterno con l'alimentatore occupa il doppio del disco.
Tre cose che si scoprono sempre dopo:
- il vano interno utile è più piccolo del volume esterno, perché lo spessore isolante è quello che fa il lavoro;
- i ripiani interni riducono ulteriormente l'altezza utile, e spesso non sono removibili;
- se l'armadio è pieno all'orlo, non c'è modo di aggiungere una rotazione di supporti senza comprarne un altro.
La regola pratica: dimensiona sul contenuto attuale più metà. Costa poco in fase d'acquisto e molto in fase di sostituzione.
Due armadi certificati DIS, su due durate diverse
Dove si installa, e dove non si installa mai
La certificazione riguarda l'armadio, non la stanza. Ma la stanza decide quanto calore gli arriva addosso, e su questo si sbaglia spesso.
Da evitare: le pareti perimetrali esposte al sole, la vicinanza a quadri elettrici, caldaie, gruppi di continuità e qualunque fonte di calore continuo. Non perché l'armadio si danneggi, ma perché parte da una temperatura più alta e il margine sui 52 gradi si consuma prima.
Da preferire: un locale interno, asciutto, possibilmente al piano terra o interrato, lontano da depositi di materiale combustibile. Se il solaio deve reggere un armadio pesante, la verifica va fatta prima e da un tecnico, non dopo.
Un dettaglio operativo che vale più di molte specifiche: l'armadio va messo dove qualcuno lo aprirà davvero ogni settimana. Un backup fisico che sta in un locale scomodo smette di essere aggiornato dopo due mesi, e a quel punto la certificazione protegge dati vecchi.

Che cosa verificare prima di firmare l’ordine
Le sei verifiche che evitano un acquisto sbagliato
La targa esiste e riporta DIS
Se la sigla è solo P, l'armadio è per la carta. Se la targa non c'è, non c'è la certificazione.
L’ente certificatore è dichiarato
ECB·S, VdS o equivalente, con numero di certificato e anno. Un marchio generico «ignifugo» non è una certificazione.
La durata è coerente con i tempi di intervento
S 60 o S 120 si sceglie sul tempo realistico dei soccorsi nella tua zona, non sul prezzo.
Il vano interno è stato misurato sul contenuto reale
Con le custodie, gli alimentatori e la crescita di due anni.
Il punto di installazione è già deciso
Locale interno, lontano da fonti di calore, con la portata del solaio verificata se serve.
Esiste una procedura di aggiornamento dei supporti
Chi porta i backup nell'armadio, ogni quanto, e chi controlla che sia successo.
Quando serve anche l’antieffrazione
Un armadio ignifugo per dati protegge dal fuoco. Non è un mezzo forte, e la maggior parte dei modelli DIS non ha alcuna certificazione contro lo scasso.
Se i supporti contengono dati personali o industriali, il rischio non è solo l'incendio: è che qualcuno se li porti via. In quel caso serve un prodotto che dichiari entrambe le certificazioni, EN 1047-1 per il fuoco ed EN 1143-1 per lo scasso, e sono due targhe distinte, non una sola.
Vale anche in chiave documentale: l'articolo 32 del GDPR chiede misure tecniche adeguate contro la distruzione, la perdita e l'accesso non autorizzato, e sono tre cose diverse. Come si mette insieme la protezione dal fuoco con quella dallo scasso lo abbiamo spiegato nel confronto fra cassaforte e armadio blindato.
Faq – Domande frequenti
Qual è la temperatura massima interna per un armadio certificato DIS?
Cinquantadue gradi, con umidità relativa non oltre l'85%. Il limite è lo stesso per le classi S 60 DIS e S 120 DIS: fra le due cambia la durata della prova al fuoco, non la soglia interna.
Che differenza c’è fra un armadio classe P e uno classe DIS?
La classe P protegge documenti cartacei e verifica che l'interno resti sotto i 170 gradi circa. La classe DIS protegge supporti digitali e deve mantenere l'interno sotto i 52 gradi, con controllo dell'umidità, shock termico e prova di caduta. Non sono due livelli della stessa scala: sono due obiettivi diversi.
Un armadio ignifugo per la carta può contenere anche i backup?
No. Un armadio per documenti che mantiene l'interno a 170 gradi lascia i nastri e i dischi ben oltre la loro soglia di danno permanente, che si colloca intorno ai 52 gradi. I faldoni escono leggibili, i supporti no.
La certificazione UL 72 Class 125 vale quanto la EN 1047-1 DIS?
Sono i riferimenti di due mercati diversi, con soglie sostanzialmente allineate: la UL 72 Class 125 fissa il limite a 125 gradi Fahrenheit, cioè 51,7 gradi, con umidità entro l'80%. Se stai confrontando due modelli certificati con norme diverse, il confronto regge.
Come faccio a sapere se un armadio è davvero certificato?
Sul battente deve esserci una targa con la sigla completa, per esempio S 120 DIS, il marchio dell'ente certificatore come ECB·S o VdS, il numero del certificato e l'anno. Senza targa non c'è certificazione, indipendentemente da quello che dice il listino.
Un armadio ignifugo protegge anche dal furto?
Quasi mai. La protezione dal fuoco e quella dallo scasso sono due certificazioni distinte, EN 1047-1 ed EN 1143-1, e la maggior parte degli armadi DIS non ha la seconda. Se i supporti contengono dati personali o industriali servono entrambe le targhe.
Dove conviene installare l’armadio?
In un locale interno e asciutto, lontano da pareti esposte al sole, quadri elettrici e fonti di calore continuo, preferibilmente al piano terra o interrato. E in un punto comodo da raggiungere: un backup fisico custodito in un locale scomodo smette di essere aggiornato dopo poche settimane.

















