Se esponi oro, orologi o pietre su strada, la risposta corta è P6B. Sotto quella soglia il vetro non viene mai colpito con un’ascia durante la certificazione, e l’ascia è quello che useranno. Qui trovi come si arriva a quel numero, che cosa cambia sopra e sotto, e che cosa ti chiederà l’assicurazione al momento del sinistro.
Che cosa misura la norma EN 356, e che cosa non misura
La UNI EN 356 classifica i vetri di sicurezza contro l’attacco manuale. Non misura lo spessore, non misura la durezza e, soprattutto, non misura il tempo: conta i colpi che servono ad aprire un varco. Le classi sono otto, divise in due famiglie che simulano due minacce diverse e non confrontabili fra loro.
La differenza sta nella lettera finale. Le classi con la “A” nascono per il vandalismo: un oggetto pesante che arriva da lontano, poche volte. Le classi con la “B” nascono per l’effrazione: qualcuno che sta davanti al vetro e continua a colpirlo finché non passa.
Questa è anche la ragione per cui la parola «antisfondamento» non dice niente. Non è una classe e non compare in nessun certificato, come abbiamo già visto parlando di come si misura la sicurezza con criteri certificati. Su un preventivo serve la sigla, non l’aggettivo.
Classi da P1A a P5A: la prova della sfera d’acciaio
Il laboratorio usa una sfera d’acciaio da 4,11 chilogrammi, con un diametro di circa 100 millimetri. La lascia cadere sul campione bloccato in un telaio, da un’altezza che cresce con la classe, colpendo i vertici di un triangolo al centro della lastra. Il vetro passa se la sfera non lo attraversa.
Le altezze e le energie sono pubbliche e le riporta, fra gli altri, la scheda tecnica EN 356 di Architectural Armour: 1,5 metri e 62 joule per la P1A, 3 metri e 123 joule per la P2A, 6 metri e 247 joule per la P3A, 9 metri e 370 joule per P4A e P5A.
Fra P4A e P5A l’altezza non cambia. Cambia il numero di impatti: tre per la P4A, nove per la P5A, in tre cicli da tre sempre nella stessa zona. La P5A è il punto più alto di questa famiglia, e resta una prova di caduta.
Classi da P6B a P8B: la prova dell’ascia e del martello
Qui la gravità non basta. Il campione finisce sotto una macchina che aziona due teste da 2 chilogrammi. Prima un martello a base quadrata da 40 millimetri, con un minimo di dodici colpi, per polverizzare gli strati di vetro minerale. Poi entra l’ascia, e la testa viene sostituita ogni dieci colpi per non falsare la prova con l’usura.
L’obiettivo non è incrinare: è aprire un varco quadrato di 400 millimetri di lato. Quella misura non è casuale, è lo spazio minimo per far passare un corpo o per estrarre un vassoio di anelli.
La classe la decide il numero di colpi d’ascia che il vetro sopporta prima che il varco sia netto: da 30 a 50 per la P6B, da 51 a 70 per la P7B, da 71 in su per la P8B. Sono decine di colpi assestati nello stesso punto, con la lama sempre affilata.

Tabella delle classi EN 356: energia, colpi e minaccia corrispondente
Questa tabella mette in fila le otto classi con lo strumento che le ha certificate e il tipo di aggressore che tengono fuori. Leggila da destra a sinistra: parti dalla minaccia che hai davvero davanti al negozio, e poi guarda quale classe serve per fermarla.
| Classe | Strumento di prova | Dinamica | Requisito | Minaccia che ferma |
|---|---|---|---|---|
| P1A | sfera d’acciaio 4,11 kg | 3 cadute da 1,5 m | 62 J per impatto | urti accidentali, vandalismo lieve |
| P2A | sfera d’acciaio 4,11 kg | 3 cadute da 3 m | 123 J per impatto | vandalismo occasionale |
| P3A | sfera d’acciaio 4,11 kg | 3 cadute da 6 m | 247 J per impatto | lancio mirato di oggetti pesanti |
| P4A | sfera d’acciaio 4,11 kg | 3 cadute da 9 m | 370 J per impatto | ladro occasionale senza attrezzi |
| P5A | sfera d’acciaio 4,11 kg | 9 cadute da 9 m, 3 cicli da 3 | 370 J per impatto | attrezzi leggeri di fortuna |
| P6B | martello e ascia da 2 kg | varco passante 400×400 mm | da 30 a 50 colpi d’ascia | mazza da cantiere, attacco mirato |
| P7B | martello e ascia da 2 kg | varco passante 400×400 mm | da 51 a 70 colpi d’ascia | banda organizzata, attacco prolungato |
| P8B | martello e ascia da 2 kg | varco passante 400×400 mm | da 71 colpi d’ascia in su | assalto continuativo con attrezzi da spacco |
Una precisazione che vale per tutte e otto le righe: nessuna di queste classi certifica dei minuti. I colpi sono un indicatore indiretto del tempo, e il tempo reale dipende da quanti aggressori colpiscono insieme e da quanto sono allenati.
Perché un serramento RC3 con vetro P5A si apre dal centro
Perché durante la prova quel vetro non viene mai colpito. Nelle classi RC1, RC2 e RC3 della UNI EN 1627 l’operatore lavora su telaio, cerniere e serrature per tutto il tempo cronometrato. La lastra sta lì, e la norma dà per scontato che faccia da deterrente.
I ladri non hanno letto la norma. Davanti a una vetrina certificata lasciano stare la serratura e colpiscono il centro del vetro, che è la parte più larga, la più esposta e l’unica che nessuno ha provato ad attaccare in laboratorio.
Il salto fra le due famiglie è quello che Silatec documenta confrontando P4A e P6B con prove filmate: su una lastra P5A, dopo pochi colpi, resta solo un grande buco. Loro lo riassumono così, e la formula è onesta: fra un P5A e un P6B il confronto non si può proprio fare.
Guardalo dal lato dei numeri e torna. Una P5A certifica nove cadute di una sfera liscia. Una P6B certifica da 30 a 50 colpi d’ascia affilata assestati nello stesso punto. Sono due ordini di grandezza diversi, e in mezzo c’è la differenza fra una vetrina che rallenta e una che tiene.
Come si abbinano le classi antieffrazione RC e i vetri EN 356
Il serramento intero, telaio più ferramenta più vetro, si certifica con la UNI EN 1627, che assegna sei classi da RC1 a RC6. Ogni classe corrisponde a un tempo di resistenza a un attacco manuale con un set di utensili definito, e a un vetro minimo obbligatorio. La scala completa con gli attrezzi di prova la trovi nella guida alle classi di resistenza delle porte.
| Classe del serramento | Tempo di resistenza | Vetro minimo richiesto |
|---|---|---|
| RC1 N | non cronometrato | nessun requisito sul vetro |
| RC2 N | 3 minuti | nessun requisito sul vetro |
| RC2 | 3 minuti | P4A |
| RC3 | 5 minuti | P5A |
| RC4 | 10 minuti | P6B |
| RC5 | 15 minuti | P7B |
| RC6 | 20 minuti | P8B |

La lettera N è il dettaglio che si perde nei preventivi. Le classi RC1 N e RC2 N certificano il telaio e la ferramenta, e ammettono un vetrocamera comune. Un serramento RC2 N è pienamente a norma e ha, al centro, un vetro che si rompe come quello di casa.
C’è poi un limite che i produttori dichiarano e che vale la pena conoscere prima di firmare. Come segnala Intech nella sua scheda sull’effrazione, i vetri P7B e P8B sono provati soltanto con l’ascia, mentre le classi RC5 e RC6 si certificano con smerigliatrice angolare e sega a gattuccio. Su quelle due classi il vetro minimo di tabella non regge gli utensili del test del telaio, e serve una composizione più prestazionale.
Vetro stratificato con PVB o composito con policarbonato?
Dipende da quanto spessore ti concede il telaio. A parità di classe EN 356 le due tecnologie fermano lo stesso attacco, ma pesano e ingombrano in modo molto diverso, e il prezzo si muove di conseguenza. Se hai profili sottili o vincolati, la scelta è quasi obbligata.
Stratificato vetro e PVB
Lastre di vetro float alternate a fogli di polivinilbutirrale, fusi in autoclave. È la tecnologia di Saint-Gobain Stadip Protect e Pilkington Optilam, e la si riconosce dai codici di composizione: 44.2 per una P2A, 66.4 per una P4A, 88.4 per una P5A.
Per salire di classe si aggiungono lastre e fogli, quindi spessore e peso crescono insieme alla protezione.
Scegli questa se
- Il telaio accetta lo spessore senza modifiche strutturali
- Il costo al metro quadro è il vincolo principale
- Le cerniere e i profili reggono il carico
PER UNA VETRINA SU STRADA
Composito con anima in policarbonato
Lastre di vetro incollate otticamente a un nucleo in policarbonato, come nella linea Stratobel Security di AGC. Il policarbonato assorbe l'urto deformandosi e torna indietro invece di lacerarsi.
La scheda tecnica AGC dichiara un risparmio fino al 60 per cento su spessore e peso: una P6B a 15 millimetri per 28 kg al metro quadro, una P7B a 24 millimetri per 52 kg.
Scegli questa se
- I profili sono sottili, storici o vincolati
- Ti serve la classe alta senza rifare il serramento
- Il peso sulle cerniere è già al limite
I dati di spessore e peso stanno nella scheda tecnica Stratobel Security pubblicata da AGC, che li dichiara classe per classe. Vale la pena chiederla al serramentista insieme al preventivo: è il documento che dice se quel vetro sta nel tuo telaio.
L’anima in policarbonato ha un effetto che nelle riprese delle telecamere si vede bene. Il pannello si opacizza in una ragnatela fitta, sembra finito, e non passa. La flessione elastica restituisce la mazza indietro colpo dopo colpo, e chi sta colpendo si stanca prima del vetro.
Quale classe serve al tuo negozio in base a quello che esponi
Serve la classe che regge la minaccia realistica per quella via, a quell’ora, con quel valore in vetrina. Non esiste un vetro giusto per tutti: esistono tre fasce, e sapere in quale sei ti evita sia di spendere troppo sia di scoprire in fretta di aver speso poco.
Le classi da P1A a P3A proteggono dagli incidenti e dal sasso lanciato. Vanno bene in una scuola, su una facciata alta, su una finestra che non espone niente. A livello strada, su una vetrina con merce di valore, sono un errore di progetto.
Le classi P4A e P5A sono lo standard di fatto per farmacie, profumerie, uffici e abitazioni. Rallentano un ladro improvvisato e sono la scelta corretta per una finestra di casa. Su una vetrina che espone metalli preziosi restano una protezione percepita, perché nessuno le ha provate con l’ascia.
Dalla P6B in su cambia il regime. Sono le classi giuste per gioiellerie e orologerie, compro oro, filiali bancarie e uffici postali, teche museali, sedi esposte a rischi specifici. Più il valore in vetrina è concentrato e rivendibile in fretta, più si sale verso P7B e P8B.
Il criterio pratico che usiamo nei sopralluoghi è semplice. Se la merce esposta si porta via in una tasca e si rivende in ventiquattro ore, il vetro deve essere testato all’ascia. Se per portarla via serve un furgone, la conversazione cambia.

Quanto costa al metro quadro un vetro di sicurezza
Le fasce sotto vengono dalla rilevazione prezzi 2026 di Vanzo Serramenti e riguardano il solo vetro: IVA esclusa, telaio escluso, trasporto e posa esclusi. Su una vetrina pesante quelle tre voci contano parecchio, e vanno chieste separate in preventivo.
| Vetro | Composizione tipica | Fascia indicativa al metro quadro |
|---|---|---|
| Stratificato di sicurezza, nessuna classe P | 33.1 | da 60 a 80 euro |
| P2A | 44.2 | da 95 a 130 euro |
| P4A | 66.4 | da 180 a 240 euro |
| P5A | 88.4 | da 270 a 340 euro |
| Da P6B a P8B | composizioni antiascia | da 380 a 650 euro |
La riga che conta è l’ultima. Passare da P5A a P6B costa, sul solo vetro, qualcosa come un terzo in più al metro quadro, e sposta la certificazione da nove cadute di una sfera a decine di colpi d’ascia. Su una vetrina da sei metri quadri sono poche centinaia di euro di differenza.
Le lastre fuori misura fanno storia a sé. Sopra il modulo standard entrano in gioco taglio speciale, movimentazione e posa con attrezzatura di sollevamento, voci che sul preventivo finale pesano più del vetro.
Che cosa chiede la tua assicurazione oltre al vetro
Chiede due cose insieme, e questo è il punto che si scopre tardi. Chiede un involucro conforme, quindi vetro certificato e serramento della classe giusta. E chiede che il valore, a saracinesca abbassata, non sia più in vetrina ma dentro un mezzo di custodia conforme.
Sul contenitore il set informativo di una polizza per gioiellieri è esplicito: la merce deve stare in una cassaforte di peso non inferiore a 100 chilogrammi, oppure in una cassaforte certificata EN 1143-1 con grado di resistenza almeno pari al Grado I. Il grado che serve davvero dipende dal valore in giacenza notturna.
Abbiamo messo in fila massimali, gradi e controlli del perito nella guida su quale grado di cassaforte serve per assicurare una gioielleria. Leggila prima del rinnovo, perché il grado non incide solo sull’indennizzo: incide sul premio che paghi ogni anno.
C’è poi una norma cugina che in gioielleria risolve un problema pratico. La EN 1143-2 certifica i sistemi di deposito, cioè le casseforti con cassetto o feritoia che permettono di versare durante l’orario di apertura senza mai aprire il battente principale.

Cassaforte ChubbSafes Proguard DT
Il modello che citiamo più spesso in gioielleria: cassetto di deposito per versare a negozio aperto senza esporre il contenuto della cassaforte.
Se la conformità non regge, l’indennizzo si assottiglia. Le compagnie applicano scoperti e franchigie maggiorate quando i mezzi di chiusura non corrispondono a quanto dichiarato in polizza. Sul piano penale abbiamo già spiegato quanto poco copra la norma pensata per i negozi nell’articolo sull’articolo 628-bis del codice penale.
Gli errori di posa che annullano un vetro P7B
La certificazione EN 1627 non riguarda il vetro da solo: riguarda l’assieme provato in laboratorio, cioè quel telaio con quella ferramenta, quei fermavetri, quel sistema di fissaggio e quella lastra. Cambia un pezzo e il certificato non descrive più quello che hai montato.
Da qui discende la regola che vale su ogni cantiere. Il vetro va posato nella configurazione dichiarata dal costruttore del serramento, non nella configurazione che il vetraio usa di solito. Fermavetri, sigillature e viteria fanno parte della prova tanto quanto la lastra.
L’attacco che sfrutta una posa approssimativa non è la mazza, è lo spintone: si spinge il pacchetto vetrato verso l’interno finché non esce dalla sede. Non serve rompere niente, e nessuna classe EN 356 interviene, perché il vetro arriva a terra intero.
Due controlli li puoi fare stasera, guardando la vetrina da fuori. Il primo: i fermavetri sono all’esterno con viteria a vista e smontabile? Il secondo: il costruttore ti ha consegnato la dichiarazione di prestazione del serramento con la classe RC e la classe del vetro scritte insieme? Se manca uno dei due, la conversazione con il fornitore va riaperta.
Che cosa fare nelle prime ore dopo una spaccata
La sequenza sotto serve a due cose insieme: non compromettere le prove per le indagini e non dare all’assicurazione appigli per ridurre l’indennizzo. L’errore più frequente è anche il più istintivo, cioè iniziare a raccogliere i vetri prima che arrivi qualcuno a fotografarli.
Le ore che decidono l’indennizzo
Non toccare niente e delimitare l’area Il passaggio in cui si sbaglia di più
Vetri, arnesi abbandonati e tracce servono alla polizia scientifica. Riordinare per riaprire prima cancella prove che poi non tornano.
Denunciare con l’inventario alla mano
Il verbale è la base dell'istruttoria assicurativa. Elenca i danni strutturali e i pezzi mancanti, anche se il conteggio è ancora provvisorio.
Fotografare i frammenti e le marcature
Il perito verificherà spessori e sigle EN 356 sui rottami. Le tue foto valgono quanto le sue, e le hai scattate prima che qualcuno spazzasse.
Avvisare la compagnia entro i termini di polizza
I giorni sono quelli scritti nel fascicolo, non quelli del buon senso. Un ritardo è una delle contestazioni più semplici da opporre.
Decidere la classe prima di riordinare il vetro
Se ti hanno aperto un RC3 con P5A, rimettere lo stesso pacchetto significa ripetere l'esperienza. Si sale ad almeno RC4 con P6B.
Il vetro ti compra colpi, la cassaforte protegge il valore
Un vetro testato all’ascia non ferma una banda decisa: la trattiene. Ti fa guadagnare i colpi, e quindi i secondi, che servono perché l’allarme diventi una pattuglia in strada. È una misura di ritardo, e va progettata insieme a quello che quel ritardo deve proteggere.
Il valore, a negozio chiuso, non deve stare in vetrina. Deve stare in un contenitore certificato EN 1143-1, ancorato, del grado che la tua polizza richiede per quella giacenza. Il vetro compra il ritardo, la cassaforte fa in modo che quel ritardo sia sufficiente.

Questa è la parte del lavoro che facciamo noi, ed è la ragione per cui questo articolo non ti vende una vetrata. Sul vetro il tuo interlocutore è un serramentista che sa leggere una marcatura EN 356 e consegnarti la dichiarazione di prestazione. Su quello che sta dietro il vetro, ci siamo noi.
Casseforti
Casseforti certificate EN 1143-1, dai gradi d’ingresso ai gradi alti per concentrazioni di valore elevate.
Vedi la gamma certificataFaq – Domande frequenti
Qual è la differenza fra un vetro P5A e un vetro P6B?
Cambia la prova, non solo il numero. La P5A si certifica con nove cadute di una sfera d'acciaio da 4,11 chilogrammi da nove metri. La P6B si certifica con un martello e un'ascia da 2 chilogrammi che devono aprire un varco di 400×400 millimetri, e il vetro deve sopportare fra 30 e 50 colpi d'ascia. Contro un attacco con attrezzi da spacco solo la seconda prova è pertinente.
Che vetro serve per una vetrina di gioielleria su strada?
Il riferimento minimo è P6B, che la norma EN 1627 associa a un serramento di classe RC4. Se la gioielleria si trova in una zona pedonale, in una posizione isolata o espone alta orologeria, si sale a P7B o P8B su serramenti RC5 e RC6. È anche il livello che le compagnie chiedono per aprire o rinnovare una polizza furto.
Che cosa significa la lettera N in una classe RC2 N?
Significa che il serramento è stato certificato senza requisito sul vetro. Le classi RC1 N e RC2 N provano telaio, ferramenta e fissaggi, e ammettono un vetrocamera comune. Un serramento RC2 N è pienamente a norma e ha al centro una lastra che si rompe come quella di casa: se ti serve protezione sulla superficie vetrata, devi chiedere la classe senza la N.
Quanto costa un vetro P6B al metro quadro?
Nella rilevazione prezzi 2026 di Vanzo Serramenti le composizioni antiascia, da P6B a P8B, stanno fra 380 e 650 euro al metro quadro, IVA esclusa e senza telaio né posa. Per confronto, una P5A sta fra 270 e 340 euro e una P4A fra 180 e 240. Le lastre fuori misura richiedono un preventivo dedicato.
Il vetro di sicurezza basta a proteggere una gioielleria?
No, e nessuna compagnia lo considera sufficiente. Il vetro serve a guadagnare i colpi, e quindi i secondi, necessari perché l'allarme si trasformi in un intervento. Il valore, a negozio chiuso, deve stare in una cassaforte certificata EN 1143-1 del grado richiesto per quella giacenza, ancorata e verificabile dal perito.




